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Usanze e tradizioni di un popolo che ha fatto della fede
la propria salvezza. Testimonianze indicano nella fede
la ragione di sopravvivenza in un territorio così
ostile, dal punto di vista climatico e geografico.
Soltanto aiutandosi molto l’un l’altro i primi Walser
poterono costruire insediamenti urbani e vivere,
strappando ai boschi e alle pietraie lembi di terra da
coltivare. Segni della fede si trovano ancora oggi sulle
case, incisi sui travi maestri, sulle porte, sugli
armadietti, sulle culle, sulle stufe, su oggetti di uso
domestico. L’esperta ci parla invece dei culto dei
morti, dell’importanza che riveste tuttora l’anima del
defunto e delle commemorazioni e usanze che la
accompagnano. |
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Ci
parla anche della processione dei morti: i Walser
ritengono che una volta morti, le loro anime facciano
ritorno al Wallese, la loro terra di origine, al di là
del monte Rosa. Per questo è consuetudine lasciare
aperti i cancelli che si trovano lungo la via, di notte,
affinché la processione delle anime possa passare. Altre
testimonianze in lingua raccontano della superstizione,
ancora viva, relativa alle streghe. Tutto è intercalato
dai canti e dalle processioni dei due paesi,
Gressoney-Saint-Jean e La-Trinité, molto sentite
dall’intera popolazione. Per San Giovanni, patrono di
Gressoney-Saint-Jean, è tuttora viva la benedizione ai
bambini e agli agnelli. |
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